Giovanni Pascoli

Cartolina-collage con fotografie scattate e sviluppate dal poeta. Pascoli è al balcone della casa di Messina che abiterà fra il 1897 e il 1903; in basso il cane Gulì sulla spiaggia messinese. I versi sono inviati a Severino Ferrari
Le amate sorelle

Ida Pascoli (1863-1957) Maria Pascoli (1865-1953)
nell’«anno terribile» del suo matrimonio a Castelvecchio
Pascoli a Messina


Biografia
1855 Nasce il 31 dicembre a San Mauro di Romagna,
quarto di otto figli: lo precedono Margherita, Giacomo e Luigi; dopo
di lui verranno Raffaele, Giuseppe, Ida e Maria. Ruggero Pascoli, il
padre, è amministratore della tenuta sanmaurense dei Torlonia mentre
la madre, Caterina Allocatelli, discende da un nobile casato di
Sogliano al Rubicone.
1862 A sette anni, insieme con i fratelli Giacomo
e Luigi, entra nel Collegio Raffaello di Urbino, retto dai padri
Scolopi. Vi rimarrà sino al 1871, una volta conclusa la prima classe
liceale. Ha qui ottimi mastri, conservatori e puristi, presso i quali
apprende egregiamente le lingua classiche.
1867
Il 10 agosto, giorno di San Lorenzo, Ruggero Pascoli viene ucciso da
un colpo di fucile in fronte, mentre rientra a San Mauro in calesse
dopo essersi recato per affari a Cesena. L’omicidio, che rimarrà
impunito, è traumatico per Giovanni: si infrange il nido famigliare
inaugurando oltretutto una serie di lutti. Giovanni e Luigi restano
nel Collegio di Urbino, ma Giacomo, che ha compiuto 15 anni, dovrà
frequentare le scuole tecniche per prepararsi a succedere al padre
nella carica di amministratore.
1868 Muore diciottenne, di tifo, la sorella Margherita e dopo poco, di crepacuore, la madre. Le sorelline Ida e Maria si trasferiscono a Sogliano al Rubicone, presso gli zii materni.
1871 Muore Luigi, che ha appena conseguito la licenza liceale. Giacomo, ormai capofamiglia (il «piccolo padre»), per motivi economici, riunisce tutti i fratelli in una dimora di Rimini. Giovanni esce così dal Collegio e frequenta la seconda classe liceale a Rimini.
1872 Giovanni trascorre l’anno a Firenze per concludere gli studi presso gli Scolopi. Bocciato a giugno nelle materie scientifiche, riparerà a ottobre sostenendo gli esami a Cesena. Giacomo si sposa trasferendosi a San Mauro e sistemando Raffaele a Forlì e Giuseppe ad Ancona. Ida e Maria tornano a Sogliano dagli zii che le collocano nel convento locale.
1873 Giovanni vince il concorso per una borsa di studio che gli consente di frequentare Lettere all’Università di Bologna. Fra gli esaminatori è il Carducci che lo classifica al primo posto. Grazie alle 600 lire annue inizia gli studi universitari mettendosi a pensione presso la famiglia di un imbianchino a Borgo San Pietro. Stringe subito amicizia con Ugo Brilli e Severino Ferirai, a cui si uniranno poi Raffaello Marcivi, Giulio Vita e Ruggero Leoncavallo.
1876 Muore di tifo Giacomo, il «piccolo padre».
È l’ennesimo lutto e la perdita dell’ultimo sostegno per Giovanni,
che avvia a Bologna una vita debosciata: frequenta le osterie e gli
anarchici perdendo così la borsa di studio. Patisce il freddo e la
fame, ma scrive su vari fogli d’impronta anarco-socialista,
firmandosi con diversi pseudonimo (Dioneo, Zoc e Manera…).
1877 Il periodico bolognese «Pagine sparse»
pubblica i primi sonetti di Giovanni, fra i quali Rimembranze,
musicato da Leoncavallo.
1878 Grazie ai buoni uffici di Carducci ottiene
di insegnare come supplente, fra marzo e agosto, nel ginnasio
comunale di Bologna.
1879 Dal 7 settembre al 22 dicembre viene
chiuso in carcere, con l’accusa di oltraggio all’autorità. Ha
partecipato a una manifestazione anarco-socialista in difesa di
Passanante, il cuoco che ha attentato alla vita di Re Umberto. ll’
assoluzione per inesistenza del reato concorre generosamente
Carducci.
1880 Dopo aver sostenuto un concorso, ottiene
di nuovo la borsa di studio all’Università. Carducci lo incoraggia
perché si impegni nello studio. Per l’amico Marcovigi compone alcune
poesie.
1882 Si laurea a pieni voti discutendo una tesi
su Alceo. Ottiene un incarico di insegnamento presso il
ginnasio-liceo Emanuele Duni di Matera. Alla fine dell’anno la
«Cronaca bizantina» di Roma pubblica le quartine della poesia, che
rivista, diventerà Romagna
1883 A Matera ottiene l’incarico di sistemare
la Biblioteca del liceo. Stringe amicizia con il collega Antonio
Restori e con gli allievi Michele Fiore e Nicola Festa.
1884 Durante le vacanze estive visita le
sorelle, ospiti a Sogliano degli zii dopo che già da due anni hanno
lasciato il convento soglianese. Viene trasferito a Massa, al liceo
Pellegrino Rossi. Continua a comporre versi per le sorelle e per gli
amici.
1885 Dal mese di maggio anche le sorelle si
trasferiscono a Massa: è la ricostruzione del nido infranto, la fine
della diaspora che la nuova convivenza a tre sancisce. È l’inizio,
inoltre, di un nuovo linguaggio poetico, propenso a regredire in
moduli infantili, in arguti balbettii. Nascono i sonetti
«mariuccevoli», le liriche cosiddette «famigliari» in cui è gran
parte dell’originalità del poeta.
1886 Severino Ferrari, che insegna nella vicina
Spezia e con il quale la frequentazione è assidua, sposa Ida Gini.
Pascoli compone per l’occasione una corona di otto madrigali dal
titolo L’ultima passeggiata. Cominciano a profilarsi le Myricae,
che ben presto comprenderanno, con aggiunte, quei madrigali.
1887 La «Cronaca minima» di Livorno pubblica
alcune poesie che andranno poi a far parte di Myricae (Il
fonte e il bosco) e in un opuscolo massese, per le nozze
dell’amico Giulio Vita, Pascoli riunisce tre apologhi, anch’essi poi
accolti in Myricae. La stessa sorte toccherà agli otto
sonetti dedicati, nello scorcio dell’anno, alle nozze del fratello
Raffaele. Un decreto ministeriale lo trasferisce a Livorno, dove,
oltre che al liceo Gian Battista Nicolini, insegnerà presso il
Collegio San Giorgio dell’Ardenza.
1888 Nella «Tribuna» di Roma Gabriele
d’Annunzio loda i sonetti pascoliani. Il ménage a tre nella
casa di Livorno è minacciato da un duplice progetto di nozze:
Giovanni è attratto dalla ventenne Lia Bianchi, Ida accetta la corte
del conterraneo Fortunato Vitali. Ma entrambi rinunciano, per il
momento, alle gioie coniugali in nome del «nido».
1889-1890 Prende avvio la collaborazione con la
rivista fiorentina «Vita Nuova» di Angiolo Orvieto. Compare qui, per
la prima volta, il titolo Myricae in testa ai componimenti
poetici pubblicati via via.
1891 Per le nozze di Raffaello Marcovigi dà
alle stampe, presso l’editore Giusti di Livorno, una raccolta di 22
poesie in cento esemplari che intitola Myricae.
1892 Esce in gennaio, sempre da Giusti, la
seconda edizione di Myricae, accresciuta con l’inclusione
delle poesie composte per le nozze di Severino Ferrari, Giulio Vita
e il fratello Raffaele. La copia dell’edizione che si conserva a
Casa Pascoli è annotata dall’autore.
Il 14 marzo un telegramma annuncia che il
poemetto Veianus ha riportato il premio aureo ai Certamina
hoeuffiana di Amsterdam. È il primo di una lunga serie di
premi olandesi (complessivamente 10 medaglie d’oro) del poeta
latino. Alla fine dell’anno d’Annunzio dedica a Myricae un
articolo che esce nel «Mattino» di Napoli e ne invia copia a Pascoli
con una lettera affettuosa.
1894 Esce la terza edizione di Myricae,
accresciuta di 47 poesie e illustrata da Antonio Antony, Attilio
Pratella e Adolfo Tommasi. In settembre Ida si reca a Sogliano:
tornerà in novembre fidanzata con Salvatore Berti che sposerà l’anno
successivo. Giovanni parte per Roma dove ottiene di essere
dispensati per un anno dall’insegnamento (per conto del Ministero
dell’Istruzione si occuperà di libri di testo). Conosce Adolfo De
Bosis che sta varando il «Convito», rivista raffinata, sotto l’egida
di d’Annunzio. Per il primo numero Pascoli compone Gog e Magog
e successivamente invierà i componimenti che nel 1904 saranno
raccolti appunto con il titolo di Poemi conviviali. Al
«Convito» è destinato anche il suo primo saggio dantesco,
Minerva Oscura. Progetta le antologia scolastiche Lira
e Epos. Mascagni mette in musica alcuni versi di Myricae.
Un bastardino balzano, Gulì, entra a far parte del «nido»: siederà
regolarmente a tavola e avrà un suo libretto di risparmio. Su
suggerimento di d’Annunzio Ugo Ojetti intervista Pascoli che entra
così a far parte dei notabili delle nostre lettere.
1895 Trascorre il mese di giugno a Roma. Si
allontana da Livorno per non assistere alla felicità di Ida, che
andrà sposa in settembre. Il «nido» si infrange di nuovo e occorre
ormai trovare un arduo equilibrio a due, di cui s’incarica Maria che
raggiunge a Roma il fratello in preda alla disperazione. Nella sede
del «Convito», avviene il primo incontro fra Pascoli e d’Annunzio:
per ora le manifestazioni di stima sono reciproche. Dopo il
matrimonio della «fedifraga» Ida, Giovanni e Maria lasciano Livorno
per trasferirsi a Castelvecchio, in Val di Serchio, dove prendono in
affitto una casa rustica, con giardino e podere.
1896 Viene nominato professore incaricato di
Grammatica latina nell’Università di Bologna dove pronuncia la
prolusione (Il ritorno) il 21 gennaio. In febbraio, per
rendere omaggio ai 35 anni di insegnamento di Carducci, affida al
«Resto del Carlino» Ricordi di un vecchio scolaro. Risale
poi a marzo la conferenza fiorentina su Leopardi: Il sabato del
villaggio. Cade, per l’intraprendenza di Maria, l’ultimo
progetto matrimoniale di Giovanni: la facoltosa cugina riminese
Imelde Morri, ormai trentenne, sarebbe disposta alle nozze. Il 9
agosto pubblica nel «Marzocco», rivista fiorentina nata dalle ceneri
della «Vita Nuova», l’elegia X Agosto. Sempre nell’agosto
dedica a Manzoni un saggio di sottile interpretazione dell’arte
allusiva (Eco di una notte mitica). Con Minerva Oscura
partecipa al concorso dei Lincei, ma non vince il premio di 10.000
lire nel quale aveva contato.
1897 In gennaio esce l’antologia latina Epos,
con dedica a Carducci, e sempre in quel mese il «Marzocco» pubblica
la prima parte dei Pensieri dell’arte poetica: sono i
principi dell’estetica pascoliana, più tardi intitolati Il
fanciullino. Il fratello Giuseppe dà a Bologna pubblico
scandalo, ubriacandosi, convivendo con la figliastra e minacciando
di denunciare Giovanni per maltrattamenti subiti nell’infanzia. Non
certo entusiasta della collocazione bolognese, Pascoli si dimette
nell’attesa di una cattedra prestigiosa. Con nomina ministeriale,
sarà ordinario di Letteratura latina a Messina e non a Roma, come
aveva sperato. Escono presso il fiorentino Paggi i Poemetti
e presso Giusti l’edizione definitiva di Myricae. In agosto
pubblica nella «Tribuna» di Roma una lettera aperta a d’Annunzio,
La siepe, in cui si dichiara concorde con il programma
politico del poeta pescarese che si appresta a entrare in
Parlamento. Antonio Mordini, glorioso garibaldino, senatore del
Regno e primo cittadino di Barga, nel cui Comune si trova
Castelvecchio, gli conferisce la cittadinanza onoraria.
1898 In gennaio si trasferisce a Messina con la
sorella Maria e Gulì. La Sicilia, così remota dai luoghi famigliari,
fomenta l’immaginazione e il ricordo. Compone proprio qui alcune
poesie che andranno a far parte dei Canti di
Castelvecchio. A Messina, presso
l’Accademia Peloritana, commemora il latinista Diego Vitrioli (nel
1845 aveva vinto la medaglia d’oro nei certamina hoeufftiana)
con il discorso Un poeta di lingua morta.
Ma nel complesso conduce una vita ritirata che compensa con le varie
frequentazioni di Castelvecchio, Barga e Lucca durante i mesi
estivi. Oltre ai vicini di casa, i Caproni, gli Arrighi e i Mere,
stringe amicizia con il giovane umanista Manara Valgimigli, il
bibliotecario Gabriele Briganti e l’intraprendente Alfredo Caselli,
proprietario di pasticceria e drogheria nella lucchese via Fillungo.
Riceve una lettera di Filippo Tommaso Marinetti: il Futurismo trae
incentivo dalla sperimentazione linguistica pascoliana. Alla fine
dell’anno è di nuovo a Messina dove si ammala di tifo.
1899-1900 Ida è ormai madre di due figlia che,
per onorare il «nido» a tre, chiama Nannina e Myriam. Per
risentimenti che cova sotto la cenere, polemizza aspramente sulle
colonne del «Marzocco» con d’Annunzio, poeta di successo, fatuo e
mondano. Pubblica nella «Rivista d’Italia» (15 gennaio 1900) il
poemetto in terzine L’Aquilone, mentre dà alle stampe la
seconda edizione dei Poemetti e il tipografo Muglia il
secondo studio dantesco, Sotto il velame. Saggio di
un’interpretazione generale del poema sacro. Sempre nel 1900
esce l’antologia scolastica Sul limitare.
1901 Pubblica una nuova antologia di letture
per le scuole, Fior da fiore. Commemora a Messina i
vent’anni della morte di Garibaldi (2 giugno) con un discorso: Garibaldi
avanti la nuova generazione. Il tono è quello di un collaudato
maestro di vita, che predica ideali umanitari, prolungamento
decantato del socialismo giovanile. Esce da Muglia il terzo volume
dantesco, La mirabile visione. Abbozzo di una storia della
Divina Commedia.
1902 Gli amici barghigiani (il senatore Mordini
in testa) conducono le trattative per l’acquisto della casa di
Castelvecchio. In marzo torna da Messina per prenderne possesso, ma
è angosciato dagli Arrighi, i vicini con i quali, nell’ultimo anno,
sono sorte controversie.
1903 Escono in aprile, stampati dal lucchese
Marchi per conto di Zanichelli, i Canti di Castelvecchio.
L’edizione è duplicata in agosto, con l’aggiunta di un glossario
utile a chiarire gli astrusi termini garfagnini di cui è l’intrisa
quella poesia. In maggio è uscito presso Treves Maia, il
primo libro delle Laudi dannunziane e i giornali commentano
le due opere accomunandole: al «falso antico» gergale del Pascoli fa
riscontro il «falso-antico» mitologico di d’Annunzio. Esce la sesta
edizione di Myricae con incisioni di De Carolis che
illustrerà tutti i volumi delle poesie di Pascoli. D’Annunzio dedica
a Pascoli Alcyone, il terzo libro delle Laudi, con
la poesia il Commiato. Con decreto ministeriale è nominato
professore ordinario di Grammatica greca e latina all’Università di
Pisa dove tiene una prolusione: La mia scuola di grammatica.
1904-1905 Severino Ferrari, allievo prediletto
di Carducci, è gravemente ammalato. Viene dunque proposto a Pascoli
di succedere al Maestro nella cattedra bolognese di Letteratura
italiana. Sebbene occupi il posto che sarebbe spettato all’amico, la
collocazione prestigiosa è per Pascoli un risarcimento dei torti
subiti: in primo luogo l’assassinio impunito del padre. Nel dicembre
1905 muore Severino Ferrari.
1906 Prende casa a Bologna ma trascorre lunghi
mesi a Castelvecchio che continua a considerare la sua principale
dimora. Dedica a Carducci la prolusione bolognese: Il maestro e il poeta della nuova Italia.
1907 Il 16 febbraio muore Carducci che Pascoli
commemora subito nel «Resto del Carlino» e più avanti, in aprile, a
Pietrasanta e in settembre a San Marino, dove nel Palazzo del
Governo viene scoperto un busto di bronzo, opera dello scultore
cesenate Tullo Golfarelli. Pubblica da Zanichelli il volume Pensieri
e discorsi. In novembre viene eletto Consigliere comunale
nella nativa San Mauro.
1908 Il 16 febbraio commemora la morte di
Carducci: Il poeta del secondo Risorgimento. Esce da
Zanichelli una plaquette (con incisioni di Alfredo Baruffi)
dedicata alla storia del Comune di Bologna: La Canzone
dell’Olifante. Insieme con La Canzone del Carroccio, e
quella del Paradiso andrà a comporre Le Canzoni di re
Enzio che usciranno l’anno successivo con fitte note
dell’autore soccorso, in questa esibizione di competenza romanza,
dall’archivista bolognese Albano Sorbelli.
1909-1910 Zanichelli pubblica i Nuovi
poemetti. Nel marzo 1910, prima di allontanarsi dall’Italia
dove i creditori lo assediano, d’Annunzio gli fa visita a Bologna.
Progetta i Poemi del Risorgimento che l’amico Plinio
Nomellini dovrà illustrare.
1911 Commemora i cinquant’anni del Regno Unito
nell’Aula Magna dell’Università di Bologna. Riunisce con il titolo
di Poemi italici il trittico Tolstoi, Paolo
Uccello e Rossini che esce in una plaquette da
Zanichelli. Lo stesso editore pubblica anche l’Hymnus in Romam
(ha ottenuto il secondo premio nel concorso bandito per il Natale di
Roma) e l’Hymnus in Taurinos. In novembre pronuncia a Barga,
nel Teatro dei Differenti, il discorso La grande proletaria si è
mossa, in sostegno della guerra di Libia.
1912
È gravemente malato di cirrosi epatica e viene trasferito a Bologna
dove l’illustre medico Augusto Murri diagnosticherà in marzo un
tumore al fegato. Prima di morire, il 6 aprile, vince con Thallusa
l’ultima medaglia d’oro al concorso di Amsterdam e redige il
testamento lasciando erede universale la sorella Maria. La sua salma
riposa nella cappellina della casa di Castelvecchio in una tomba in
marmo con bassorilievi di Leonardo Bistolfi
